LANDMARKS

Lavoro in itinere sulle frontiere con Corpi su Tela di Judith Annoni e Giuseppe Mongiello

Per il suo progetto "Appuntamento", il 20.02.20 Judith Annoni incontra Giuseppe Mongiello alla Casa degli Artisti, a Milano.
Interrotto a causa del primo lockdown, Appuntamento è un lavoro di arte relazionale da restituire all'Open Class di The Momentary Now Performance School, a Maggio dello stesso anno.

L'episodio di Appuntamento avviene in un non-luogo, al suolo di Casa degli Artisti. Durante l'incontro, posati sopra una tela indiana¹, scoprono emergere le caratteristiche transitorie della tela che li ospita: accessorio creatore di spazi altri, dimora temporanea ma anche indumento, sciarpa, copricapo.

Landmarks nasce dall'interruzione di Appuntamento dove i corpi su tela dei due autori, ripresi a vicenda con nuove dinamiche, diventano il dispositivo per riflettere e risignificare il confinamento domestico durante la crisi sanitaria.

In un principio senza titolo, Landmarks sono state una raccolta di domande, questioni sugli inediti processi relativi a corpi, spazio e paesaggio, un con-fronto, in circostanze eccezionali, sulla frontiera: luogo che permette lo stare di fronte, sacro vuoto dell’affacciarsi.

Il corpo sarà sempre lì, dove sono io?
Il corpo è incontro fra l'io e il mondo o la loro separazione?

Una volta scelto come titolo, i Landmarks sono diventati la materializzazione delle domande, scivoli concettuali e riferimento della ricerca: punti invisibili che è la loro stessa presenza a segnalare, scegliere e svelare.

Andati amplificandosi i principi di astrazione dei nostri spazi e di relazioni senza prossimità, i Landmarks vanno a ritrovare, dove la geografia si ridefinisce, una ideale dimensione senza norme, posati sulla terra della percezione e l’inconsistenza di un cielo, rappresentato dalla Tela.

I Landmarks sono:

presidi di preminenza sociale del paesaggio, misura del dialogo fra natura e cultura; 

il paesaggio della frontiera, agita con pose di corpi su tela, per contenere il senso di spaesamento prodotto dallo spazio finito del confinamento; 

inizio e fine di una condizione esistenziale di volatile solitudine, interregno che sostituisce le forme della modernità liquida;

l'intersezione fra la fisiologia dell'occhio e la macchina da presa, termini (parole) che servono a designare una cosa e allo stesso tempo l'immagine della cosa;

immagini risultanti dai significanti del paesaggio, tangibili e non;

ponti fra la geografia della percezione dell’ambiente a quella umanistica, dei valori e significati attribuiti al corpo nei luoghi;

dati allo sguardo ed essi stessi sguardi, guardando fuori sono visti dentro: percezione di fenomeni tra due versanti;

posti ai margini, ai confini e al di là, hanno natura polisemica ed esprimono punti di confluenzae presenza di alterità, le molteplici appartenenze dell'individuo: quella locativa, le relazioni delle tracce sui confini e quella integrativa delle discontinuità con noi stessi, continuità con l'altra/o;

relazione dinamica di studio, movimento di andata e ritorno fra corpo, mente e paesaggio: come nel principio di indeterminatezza,non c’è modo di separare l'osservato dall'osservatore;

topos che parte dai corpi presi, esposti, attratti, abbandonati alla funzione stessa di soglie-frontiere che presiedono;

lineamenti posati sulle porte-aditi dei confini regionali che generano una cartografia esistenziale, incarnata;

individuazione  delle risorse di assenza: trasporto in un dialogo con il tempo, riflessi fuori dal tempo stesso;

il paesaggio che non esiste senza l’osservatore, un punto del paesaggio che non esiste;

stati deterritorializzati delle risorse cognitive, puri stati-limite dell'immanenza della vita;

lo stato d'animo impalpabile che non sapremo mai esprimere ma solo intuire con l'immaginazione;

In Landmarks:

la tela viaggia spontaneamente e va a posarsi sui confini regionali lombardi, punti invisibili del paesaggio che hanno le sue stesse caratteristiche di "non dove";

l'invisibile emerge attraverso le caratteristiche morfologiche e topologiche dei confini regionali;

il sentirsi soggetto e oggetto si fondano e si fondono, mutuandosi e alterandosi a vicenda, in un rapporto di identità combinatoria con il paesaggio;

i corpi-termini si mostrano al loro posto senza guardarci, dove sono sempre stati, anche se non se ne accorgeva nessuno, nella mancanza resa abitabile, dimora di una topologia insondabile;

si integrano a livello inconscio valori sottili condivisibili, vicini al sentire interiore di ogni essere umano;    

i corpi privati nei limiti, delimitano i limiti della dissoluzione dello spazio pubblico;

l'abito-tela è una casa-rifugio sempre aperta, l’abito come forma di vita e l'abito-veste sono indistinguibili;

il viso dell'altra/o è il primo paesaggio, dettaglio in ombra del volto del paesaggio;

la tela funge da soglia, una soglia che porta oltre lo spazio interiore e il tempo del confinamento, sulle frontiere per superare i confini, dove si può essere senza esserci;

la visione condivisa ai termini è la superficiale disposizione del profondo;

quando le condizioni ne permettono l'apparizione, tesi fra i momenti delle stagioni, un rituale avviene;

torna a mostrarsi una dell'essenze dell’imparare: la possibilità di indugiare;

senza le stasi non ci sarebbe l'andare;

in un istante di sosta, sorgivo e non funzionale appare qualcosa in cui non appare niente;

negata l'azione del movimento si va a trovare la linea di fuga che è già;

il paesaggio non possiamo dirlo, la parola ci è tolta dal guardare.

¹ Tela in cotone con bordatura dorata chiamata Vesthi o Dothi nel Tamil Nadu, India del sud; cm.188x127.

[Immagine: LANDMARKS di Judith Annoni e Giuseppe Mongiello, Confine Lombardia-Piemonte, Ponte Sesto Calende]

TAG: landmarks, judithannoni, giuseppemongiello, corpisutela, corpi, corpo, arte, art

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